“Licenziata per non aver superato il periodo di prova”. È la motivazione che padre Francesco Giuseppe Mazzotta, legale rappresentante di Tele Dehon, emittente televisiva di Andria, ha inserito nella lettera inviata ad una giornalista. Dietro la pura formalità, però, si nasconde una sostanza diversa. La collega, infatti, si è macchiata di una colpa gravissima: ha chiesto che le fosse riconosciuto il corretto inquadramento contrattuale. Si è trattato evidentemente di un affronto per il reverendo pio padre rappresentante legale di Tele Dehon, che aveva già pronto per la collega l’inquadramento ad un livello inferiore, così da risparmiare sulla retribuzione. Apriti cielo, insomma. Il licenziamento è scattato immediatamente “non ritenendo raggiunti gli esiti valutativi necessari per la conferma definitiva dell’assunzione”. Nell’esprimere solidarietà e vicinanza alla collega, l’Associazione della Stampa di Puglia stigmatizza l’accaduto. Si tratta di una pagina tristissima, tanto più perché l’episodio è avvenuto in un’emittente che porta il nome di padre Léon Gustave Dehon, fra i più convinti sostenitori, con la parola, le opere e l’esempio, della dottrina sociale della Chiesa. Quella stessa dottrina, dalla Rerum Novarum in avanti, che l’ineffabile padre Mazzotta non si è fatto scrupolo di calpestare. Che cosa ne pensa l’arcivescovo Luigi Mansi?
Assostampa Puglia: «Tele Dehon conferma la nostra denuncia»
«Nella foga di negare l’evidenza, la smentita di Tele Dehon è una conferma di quanto denunciato da Assostampa, ossia che la collega ingiustamente licenziata non era stata inquadrata secondo quanto previsto dal contratto nazionale di lavoro». Così l’Assostampa Puglia in una nota diffusa giovedì 20 novembre 2025, all’indomani della denuncia «Chiede il giusto contratto, Tele Dehon la licenzia».
Per l’Assostampa, «il reverendo padre amministratore della società fa bene a rivendicare, buon per lui, la fedele adesione ai valori del Vangelo e della dottrina cristiana, il sindacato dei giornalisti tiene sempre a mente l’insegnamento delle Sacre scritture, ossia che defraudare la giusta mercede agli operai è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio. La motivazione addotta per risolvere il rapporto di lavoro – conclude il sindacato dei giornalisti pugliesi – continua a suonare pretestuosa, soprattutto perché, a quanto risulta, è stata proprio la direzione dell’emittente a insistere con la collega perché lasciasse il suo precedente rapporto di lavoro per mettere la sua professionalità al servizio di Tele Dehon». (mf)




